Come cambierà il valore del Bitcoin entro il 2140

Non molti sanno che il conio dei Bitcoin ha una data finale ben precisa, ovvero il 2140. Considerato che si tratta di oltre un secolo da oggi, questa lacuna è abbastanza comprensibile. Ai fini del valore di BTC, però, deve essere considerato un orizzonte temporale fondamentale.

Proprio la sua esistenza, infatti, fa della creazione di Satoshi Nakamoto un bene finito, più o meno come l’oro, di cui è del resto considerato la versione digitale.

La domanda che ci si dovrebbe porre, quindi, almeno a livello di curiosità, è la seguente: come cambierà il valore del Bitcoin entro quella fatidica data? La risposta non è in effetti semplice, anche in considerazione delle varianti che possono entrare in gioco.

Di seguito le nostre previsioni sul futuro valore del Bitcoin.

Valore Bitcoin: il White Paper ha previsto tutto? Non proprio

Il 3 gennaio del 2009 è iniziata l’era di Bitcoin. A sancirne l’avvio è stato il varo del primo blocco della sua catena, denominato dal suo misterioso creatore “Genesis Block”.

Un avvio del resto conseguente al piano di sviluppo del progetto messo nero su bianco da Nakamoto nel suo ormai celebre White Paper, intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”. Proprio al suo interno è previsto un numero finito di token da coniare, ovvero 21 milioni. Quello che non è stato previsto direttamente è però il termine temporale del processo di conio.

Il 2140 indicato da tutti, infatti, è soltanto una previsione dedotta sulla base del ritmo di estrazione tenuto sin qui.

Ad oggi, però, è stato estratto circa il 90% del quantitativo fissato in partenza e chi è digiuno di una tematica abbastanza ostica come questa potrebbe porsi una semplice domanda: se manca soltanto un così modesto quantitativo di BTC, perché dovrebbe volerci così tanto per chiudere il cerchio? Il motivo è da ricercare nel fatto che con il passare del tempo si acuiscono due condizioni:

  1. l’aumento delle difficoltà dei processi di estrazione dei blocchi (mining);
  2. la diminuzione della convenienza di questo processo, resa complicata dalla necessità di utilizzare dispositivi sempre più potenti e costosi dagli halving previsti.

Se queste sono le difficoltà di carattere tecnico, a complicare la definizione del termine ultimo di estrazione dei Bitcoin potrebbero essere anche opposizioni di carattere politico.

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La politica potrebbe influire sul valore di Bitcoin?

Bitcoin è qui per restare”

È questo lo slogan adottato ormai da tempo dai sostenitori di BTC. Se qualche anno fa sembrava che questo proposito rappresentasse una sorta di copertina di Linus, nel corso degli ultimi l’atmosfera intorno alla regina delle criptovalute è andata notevolmente distendendosi.

Anzi, in questo momento il gradimento dell’icona creata da Satoshi Nakamoto è ai massimi storici. Lo attestano gli ultimi sondaggi condotti presso gli investitori istituzionali, ad esempio da Bitstamp, ma non solo

Allo stesso tempo, però, permangono alcuni ostacoli di non poco conto, in particolare quelli rappresentati da alcuni settori della politica. Sia da una parte che dall’altra dell’Oceano Atlantico, non mancano voci contrarie al denaro virtuale in generale e a Bitcoin in particolare.

Tra le problematiche avanzate, quella che desta più preoccupazione non è però la necessità di protezione degli investitori, che pure viene periodicamente riproposta, oppure la possibilità che il Bitcoin possa essere utilizzato dalle grandi organizzazioni criminali per ripulire capitali di illecita provenienza.

A sollevare dubbi sempre più grandi è però l’impatto ambientale collegato al mining, ovvero all’attività necessaria per l’estrazione dei blocchi sulla rete.

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Miner che prova a coniare Bitcoin con l’hardware adatto per il mining.

Per capire meglio questa preoccupazione occorre ricordare che secondo le ultime rilevazioni, il consumo energetico della blockchain su cui gira Bitcoin è sui livelli di un Paese come la Svizzera. E potrebbe addirittura aumentare, considerata la crescita delle difficoltà di estrazione.

Di fronte a questi dati si è formato un vero e proprio blocco di Paesi che intendono bloccare il mining. A capeggiarli, sul suolo europeo, è la Svezia, cui si sono accodati altri Stati del Grande Nord.

La domanda da porsi, in questo caso è la seguente: cosa potrebbe accadere se l’UE vietasse il mining sul suolo europeo?

Considerato come già la Cina lo abbia fatto l’unica soluzione per i miners potrebbe rivelarsi un trasferimento di massa negli Stati Uniti. Al cui interno non mancano però gruppi ambientalisti pronti a bloccare questa ipotesi.

È possibile il passaggio di BTC al Proof-of-Stake?

Alcuni analisti, alla luce della situazione che si è venuta a creare, hanno iniziato a porsi un quesito: Bitcoin potrebbe passare dal troppo dispendioso Proof-of-Work al più sostenibile Proof-of-Stake?

Il quesito è straordinariamente intrigante, soprattutto alla luce dell’ormai celebre trilemma di Buterin, basato sull’impossibilità di conseguire contemporaneamente scalabilità, decentralizzazione e sicurezza.

Alcuni progetti crypto si sono posti l’obiettivo, ma al momento nessuno è riuscito a dare una risposta chiara in tal senso. In pratica, l’algoritmo di consenso PoW è in grado di garantire maggiore sicurezza, ma non velocità e convenienza, tipiche invece del PoS, che è però molto meno sicuro.

Se nel futuro si riuscisse a risolvere il trilemma e ad applicarlo a Bitcoin, lo scenario potrebbe mutare completamente, sia in termini di utilizzo che di quotazione.

Un token sicuro, veloce e conveniente potrebbe diventare uno strumento di pagamento alternativo al denaro tradizionale ed essere adottato da Stati e istituzioni bancarie, facendo schizzare il suo valore alle stelle.

In questo caso potrebbe tornare d’attualità una vecchia previsione di Michael Saylor, CEO di Microstrategy, secondo il quale l’icona crypto è destinata a sfondare la soglia del milione di dollari.

Una boutade? Non proprio.

El Salvador, ma non solo

Il primo Paese al mondo ad aver adottato da un punto di vista istituzionale la regina delle criptovalute è stato El Salvador, ove il presidente Nayib Bukele ha impegnato la sua popolarità per far passare la Bitcoin Law. Per effetto di questo provvedimento ora BTC è moneta a corso legale nel piccolo Paese del Centro America e deve essere accettato nei pagamenti di tutti i giorni.

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El Salvador

Da poco si è aggiunta anche la Repubblica Centrafricana, uno dei Paesi più poveri del globo, che ha intravisto nel denaro digitale lo strumento ideale per favorire uno sviluppo economico da sempre utopico a causa della mancanza di strumenti finanziari adeguati per la gestione del patrimonio da parte dei cittadini.

In attesa che altri si accodino, occorre ricordare però la sempre crescente influenza del Bitcoin in molti Paesi oberati da livelli inflattivi troppo elevati.

A partire da Venezuela, Argentina e Colombia, ove sono sempre di più lavoratori e pensionati a basso reddito che cambiano valuta fiat in denaro virtuale, per impedirne il rapidissimo deprezzamento.

Bitcoin è oro, anche se digitale

Bitcoin è destinato a restare, quindi, ma potrebbe mutare la sua stessa natura. Come è noto, Satoshi Nakamoto lo aveva ideato in qualità di alfiere di una democratizzazione della finanza. Grazie a BTC miliardi di persone avrebbero potuto contare su strumenti per la gestione del patrimonio oggi preclusi.

Il Bitcoin originario, però, era contraddistinto da istanze libertarie, a partire dalla decentralizzazione. La stessa che potrebbe venire meno in un sistema di regole troppo rigide, come quelle cui starebbero pensando molti legislatori. In questa ottica potrebbero verificarsi due tendenze ben precise:

  1. l’accentramento della maggior parte dei token in poche mani, quelle dei fondi speculativi in particolare;
  2. una vera e propria esplosione del suo prezzo tale da andare anche oltre il milione di dollari previsti da Michael Saylor.

A contribuire alla tendenza al clamoroso rialzo potrebbe essere anche un altro fatto di cui pochi al momento sembrano tenere conto. Stiamo parlando della pratica scomparsa di milioni di coin, ovvero il 20% di quelli già coniati. Molti di essi sono contenuti all’interno di wallet di cui sono state smarrite le chiavi private, altri di dispositivi andati distrutti o persi con il trascorrere del tempo.

Al momento 3,9 milioni di essi sono irrintracciabili, compresi gli 1,1 milioni minati dallo stesso Satoshi. Quindi, oltre a essere un bene finito, il Bitcoin rischia una diminuzione delle scorte disponibili. Proprio per questo è considerato oro digitale.

Per avere un’idea più compiuta di quanto potrebbe accadere al suo prezzo nel 2140, la cosa più saggia sarebbe porsi una semplice domanda: cosa accadrà al prezzo dell’oro fisico una volta finita la sua estrazione? In tal modo sarà possibile capire molte cose.

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Dario Marchetti

Dario Marchetti

Blockchain Expert & Crypto-Specialist. Laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, scrivo per RomaFinanza su argomenti di crypto-economy, blockchain, NFT, materie prime.

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