Crisi criptovalute, è una crisi passeggera o l’inizio della fine?

Il crypto winter in atto spinge naturalmente un gran numero di osservatori e semplici curiosi del fenomeno criptovalute a interrogarsi su cosa stia accadendo. Dopo anni in cui il settore dell’innovazione finanziaria aveva continuato a crescere, nonostante qualche occasionale caduta, ora la crisi delle criptovalute dura da mesi.

Mesi nel corso dei quali un gran numero di piccoli investitori ha perso gran parte dei propri soldi. La domanda che inizia a serpeggiare è quindi la più logica possibile: si tratta di una crisi criptovalute passeggera o di un segnale dell’ormai prossima fine? Proviamo a capire meglio i termini della questione.

Crisi criptovalute: è solo un momento passeggero?

Le criptovalute sono qui per restare: i cryptofans hanno fatto di questo slogan un vero e proprio mantra. Nel corso degli ultimi mesi, però, questa convinzione è stata notevolmente incrinata dal crac di Terra (LUNA). Un crollo che ha dato il via ad una lunga serie di smottamenti, sotto i quali sono rimasti sepolti miliardi di investimenti. Il trend è talmente prolungato che qualcuno ha iniziato a pensare ad una possibile prossima fine del denaro virtuale.

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Occorre però ricordare che una crisi di proporzioni altrettanto ampie si era presentata all’inizio del millennio per un settore oggi in grande spolvero, quello delle aziende tecnologiche. Dalla cosiddetta crisi delle dot.com, però, alla fine sono emerse imprese come Amazon, oggi più che mai sulla cresta dell’onda. Possiamo quindi dire che il crypto winter in atto è un semplice passaggio. Al termine della crisi criptovalute saranno rimaste sul campo le aziende più forti e attrezzate per le sfide tecnologiche del futuro.

Crisi criptovalute? Non proprio, l’adozione di massa è sempre più vicina

Per capire meglio come più che una crisi criptovalute definitiva si tratti di un semplice momento negativo, anche se prolungato e destinato a proseguire, basta ricordare come sia in aumento l’utilizzo del denaro virtuale nella vita di tutti i giorni. Sono infatti sempre di più le attività che accettano Bitcoin e Altcoin come forma di pagamento di beni e servizi.

Se la decisione in tal senso di Tesla era caduta quasi come un fulmine a ciel sereno, nel corso degli ultimi mesi i più svariati settori si sono aperti all’innovazione finanziaria. Tra quelli più in evidenza proprio l’automotive, oltre alla moda, ma anche AMC accetta pagamenti in criptovalute per i biglietti delle sue sale cinematografiche, come del resto molti casino online. Anche i grandi marchi della moda hanno deciso di concedere questa opportunità di pagamento alla propria clientela, a partire da Gucci, Philippe Plein e Louis Vuitton.

Una tendenza destinata a rinvigorirsi sempre di più, considerato l’arrivo di carte di credito e debito crypto, proposte da colossi come VISA e Mastercard. Alla luce di queste considerazioni parlare di crisi criptovalute definitiva sembra decisamente un azzardo.

Criptovalute, è l’America Latina il motore a livello mondiale

Se la tendenza alla crescita dell’utilizzo di criptovalute è globale, a trainare il carro è in questo caso l’America Latina. In particolare sono il Venezuela, l’Argentina e la Colombia a farsi notare in tal senso. Il motivo di questa particolare attenzione è da individuare nei livelli inflattivi elevatissimi che affliggono ormai da lungo tempo le valute fiat di questi Paesi. Un gran numero di lavoratori e pensionati a basso reddito, infatti, cambia stipendi e pensioni non appena ricevuti per attutire una perdita in termini di valore d’acquisto praticamente sicura. Per queste persone è preferibile sottoporsi al rischio della volatilità degli asset virtuali che alla sicurezza della svalutazione del denaro tradizionale.

Una tendenza che è stata del resto fotografata all’interno di un rapporto dedicato da Bitstamp proprio al tema dell’adozione globale del denaro virtuale. Uno studio dal sembra evidente come la crisi criptovalute rappresenti in definitiva un momento di assestamento.

La Bitcoin Law del governo di El Salvador

Sempre in America Latina c’è poi il vero e proprio caso rappresentato da El Salvador. Ove il presidente Nayib Bukele ha affiancato al dollaro (il Paese non ha una valuta sovrana) il Bitcoin, come mezzo di pagamento. Come del resto ha fatto la Repubblica Centrafricana, uno degli Stati più poveri del continente nero. Un esempio il quale potrebbe presto essere seguito da altri, in particolare da chi vede nelle criptovalute la possibilità di fornire mezzi finanziari per la gestione del patrimonio.

Proprio per questo è possibile affermare che la crisi criptovalute rappresenta soltanto un passaggio e che difficilmente spariranno come previsto (o sperato?) da alcuni. Anche in considerazione del favore riscontrato presso gli investitori istituzionali.

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Dario Marchetti

Dario Marchetti

Blockchain Expert & Crypto-Specialist. Laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, scrivo per RomaFinanza su argomenti di crypto-economy, blockchain, NFT, materie prime.

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