Universal Music: esordio in Borsa, azioni a quota 18,5 euro

Arriva la grande svolta per Universal Music Group, nota etichetta discografica statunitense da sempre leader nell’industria musicale.

Ebbene, oggi 21 Settembre 2021 il colosso guidato dal gruppo francese Vivendi fa il suo esordio in Borsa e si quota sull’Euronext Amsterdam.

Attualmente la società “musicale” capitanata da Vincent Bolloré è valutata 33 miliardi di dollari, inoltre ricavi e utile risultano in netta crescita.

Di seguito vi indicheremo tutti i dettagli sullo sbarco in Borsa di Universal Music.

Universal Music: la situazione attuale

Il gruppo Vivendi riuscirà quindi a far cassa grazie alla quotazione di Universal Music Group (UMG) sulla Borsa di Amsterdam, entro fine giornata verrà comunicata l’IPO.

Il gruppo francese ha però provveduto prima ad uno scorporo della società e distribuito il 60% delle azioni UMG direttamente agli azionisti (come dividendo straordinario).

La “nuova” società parte quindi con una capitalizzazione di mercato pari a 33,4 miliardi di euro, il prezzo di riferimento per l’acquisto delle azioni è invece pari a 18,5 euro (cadauno).

Lo scorso anno il fatturato di Universal Music è stato di 7,4 miliardi di euro, con un margine operativo pari a 1,33 miliardi di euro.

Risultati che fanno ben sperare per il futuro della major, che attualmente sta vivendo un ottimo momento. A quanto pare la pirateria è stata sconfitta e lo streaming, che inizialmente veniva reputato un “nemico” delle etichette discografiche, ora risulta invece fondamentale.

Si stima infatti che i due terzi del fatturato di Universal Music derivi proprio dalle piattaforme streaming musicali come Spotify ed Apple Music.

E UMG intanto continua ad aggiornare la propria libreria digitale acquisendo i diritti musicali dei più grandi artisti della scena internazionale.

Fra le ultime acquisizioni segnaliamo l’intero catalogo di Bob Dylan, dei Beatles, Lady Gaga, Kanye West , Amy Winehouse e di alcuni artisti di EMI Record e Capital Records.

Insomma almeno in questo settore il gruppo francese sta provando (con successo) a portare a casa ottimi risultati, dopo le disastrose “campagne italiane”.

Vincent Bolloré infatti non ha retto il confronto con Silvio Berlusconi sulla questione Mediaset (di cui possiede ancora più del 20% del capitale, ma sarà costretto a uscire nel giro di qualche anno) e sulla questione Telecom (non può uscire dal capitale se non in forte perdita!).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *