Novità Pensioni 2023: cosa cambia con la nuova Legge di Bilancio

Quali sono le novità pensioni 2023? La Legge di Bilancio appena approvata ha fatto molto discutere l’opinione pubblica. Se la riesumazione del Ponte sullo Stretto ha calamitato molte attenzioni, come del resto la stretta sul Reddito di Cittadinanza, ci sono però altre parti della stessa da osservare. Tra di esse la fascia di lavoratori più anziana non poteva che interessarsi al tema delle pensioni. L’Italia, infatti, è uno dei Paesi ove la fuoriuscita dal lavoro tende a procrastinarsi sempre di più. Tanto da costringere il mondo politico a provare a dare risposte concrete ad esigenze reali.

Naturalmente, la Legge di Bilancio approvata dal Parlamento negli ultimi mesi del vecchio anno ha affrontato anche questo tema. Un tema estremamente avvertito in un Paese come il nostro in cui i trattamenti pensionistici rappresentano a tutti gli effetti un vero e proprio ammortizzatore sociale.

La discussione sulle pensioni è in atto ormai da decenni, in Italia. A renderlo sempre più incandescente il fatto che l’Unione Europea continua a chiedere modifiche al sistema. Modifiche avanzate con la giustificazione che occorre metterlo in sicurezza, con il sottinteso che al momento non lo è. Andiamo quindi a vedere più da vicino le novità pensioni 2023 contenute all’interno della legge di Bilancio.

Novità pensioni 2023: cosa stabilisce la Legge di Bilancio?

La legge di Bilancio ha affrontato il tema delle pensioni senza naturalmente rivoluzionare un sistema che deve essere affrontato in maniera organica. Possiamo dire che l’impianto della legge propone conferme e novità che sembrano tenere sempre in considerazione la necessità di tenere in sicurezza i conti pubblici e rispondere alle sollecitazioni provenienti dall’Unione Europea. Resta naturalmente da capire se tali sollecitazioni tengano conto delle realtà o meno.

Quota 103

La prima novità pensioni 2023 è il nuovo schema di anticipo pensionistico il quale apre l’opportunità di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica. Il provvedimento è stato indicato come Quota 103 e il valore della pensione ottenuta per tale via non potrà superare cinque volte il valore delle pensioni minime, fino al conseguimento dell’età pensionabile. Non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui.

Per quanto concerne quei lavoratori dipendenti i quali hanno maturato i requisiti minimi previsti per la pensione anticipata decidendo al tempo stesso di proseguire il rapporto di lavoro, potranno beneficiare del versamento della quota di contribuzione previdenziale a loro carico. Le modalità di attuazione del bonus saranno disciplinate da un apposito decreto che verrà emanato entro il 31 gennaio 2023 dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Opzione donna

La Legge di Bilancio 2023 ha poi prorogato “Opzione donna”, mettendo in campo la possibilità dell’anticipo pensionistico in caso di almeno 60 anni d’età e almeno 35 anni di contributi. L’età anagrafica, inoltre, può essere oggetto di riduzione di un anno per ogni figlio, con limite posto a due anni. Tale possibilità è concessa però esclusivamente a caregiver, invalide almeno al 74% licenziate o dipendenti di aziende con tavolo di crisi.

Ape sociale

Altra conferma è quella relativa ad Ape sociale, acronimo di Anticipo Pensionistico Sociale. Viene in questo caso estesa al 31 dicembre 2023 la facoltà di accedere al trattamento erogato dall’Inps sino al conseguimento dell’età pensionabile per chi abbia almeno 63 anni d’età e non goda già di pensione diretta. L’indennità è prevista per i lavoratori adibiti a mansioni gravose, invalidi civili al 74%, lavoratori dipendenti disoccupati che abbiano esaurito il trattamento di NASpI (o equivalente) e caregivers.

Indicizzazione pensioni e pensioni minime

Infine, la Legge di Bilancio ha affrontato il tema delle pensioni minime e l’indicizzazione dei trattamenti. La novità pensioni 2023 è da individuare nell’innalzamento a 600 euro per gli over 75. Per quanto riguarda il meccanismo di indicizzazione è invece prevista una rivalutazione del 120% del trattamento minimo e dell’85% per gli assegni tra 4 e 5 volte lo stesso.

Il sistema pensionistico in Italia è sostenibile o no?

Le novità pensioni 2023 rappresentano un piccolo tassello in un puzzle estremamente complicato. Secondo l’Unione Europea l’Italia ha bisogno di rendere sostenibile il suo sistema pensionistico. Un parere condiviso dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel suo “Pensions Outlook 2022”.

Un parere il quale da sempre è ascoltato dai governi italiani, come dimostra il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, ad esempio. La Riforma Fornero ha poi portato a 67 anni l’età pensionabile, in Italia. Modifiche che, però, sono vissute male dall’opinione pubblica. Il motivo è da ricercare anche nel fatto che in tal modo il lavoro per i giovani diventa una chimera. Senza contare i pericoli a carico di lavoratori troppo anziani per determinate mansioni.

Alcuni partiti politici hanno cercato di cavalcare l’onda nel corso degli ultimi anni. Le novità pensioni 2023 non sembrano però confermare la strada intrapresa dal governo Conte, su input di Matteo Salvini. La domanda che in molti si fanno, anche nel nostro Paese, è però la seguente: le pensioni italiane sono sostenibili? Proviamo a dare una risposta al quesito.

Un sistema sostenibile, ma iniquo

Il dato di partenza non può che essere quello relativo ai dati nudi e crudi. In particolare quelli di Eurostat, coi più recenti che mostrano come l’Italia abbia la seconda spesa pensionistica più elevata d’Europa (dopo la Grecia). Il dato è pari al 15,4% del Pil, quindi quasi quattro punti percentuali in più rispetto alla media europea (11,6%). Quando si accenna a novità pensioni 2023 occorre tenerne sicuramente conto.

Il secondo dato è quello relativo al 2060, quando lo scarto si sarà ridotto di due punti percentuali, grazie agli effetti del sistema contributivo. Occorre poi aggiungere che secondo l’ultimo rapporto INPS la spesa pensionistica calerà al 14,6% già nel 2027. Inoltre, i dati in questione sono considerati al lordo, mentre migliorano sensibilmente se si tiene conto esclusivamente del netto. In questo caso il dato italiano sarebbe del 12,5%, contro il 12,8% francese.

In definitiva, quindi, si può dire che il sistema previdenziale tricolore è adeguato nel breve periodo e, soprattutto, in quello medio lungo. I dubbi sono invece sull’equità dello stesso, poiché la gran parte degli oneri va a ricadere su una platea ridotta. La stessa su cui vengono applicati periodicamente provvedimenti riduttivi dei trattamenti e la sospensione periodica della perequazione. Si tratta in pratica di coloro che prendono più di 2700 lordi al mese, il 10,2% del totale, su cui grava il 46,8% di tutta l’IRPEF. Su questo aspetto bisognerebbe quindi lavorare per eventuali novità pensioni 2023.

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Dario Marchetti

Dario Marchetti

Blockchain Expert & Crypto-Specialist. Laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, scrivo per RomaFinanza su argomenti di crypto-economy, blockchain, NFT, materie prime.

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