Nuova blockchain Terra: nata dalle “ceneri” della crypto Luna

Il crac della blockchain Terra (LUNA) è destinato a restare alla stregua di un vero e proprio spartiacque, nella complessa vicenda delle criptovalute. Se già in precedenza si erano registrati eventi di questo genere, proprio l’importanza detenuta dal progetto ha spinto l’opinione pubblica ad accogliere il crollo con un certo sgomento.

Con il depegging della stablecoin LUNA, infatti, gli investitori hanno lasciato sul campo svariati miliardi di dollari statunitensi. Cui occorre poi aggiungere quelli polverizzati dagli effetti della vicenda sulle quotazioni dell’intero settore, con un bilancio totale nell’ordine di almeno 40 miliardi di perdite.

Dopo il clamoroso crollo di Terra (LUNA) il suo fondatore, Do Kwon, ha deciso di impegnarsi in una operazione di straordinaria difficoltà, riesumando il progetto. La stablecoin che aveva spinto molti a sbilanciarsi prevedendone un futuro luminosissimo, è quindi rinata, sotto una nuova veste.

Naturalmente l’accoglienza dei mercati alla nuova blockchain Terra è stata abbastanza fredda, come era facilmente prevedibile. Proviamo quindi a vedere qual’è il piano di sviluppo immaginato da Terraform Labs, per cercare di capirne le effettive potenzialità.

Blockchain Terra: tutti i cambiamenti

Terra 2.0 ha mosso i suoi primi passi alla fine di maggio. È infatti stato effettuato l’airdrop del nuovo token LUNA in concomitanza con il varo della nuova blockchain, Phoenix-1. Il piano di avvio ha un obiettivo ben preciso: far rinascere l’ecosistema andato in fumo con il drammatico crollo del 9 maggio. Si tratta però di un’impresa tale da far tremare i polsi, come si può facilmente immaginare.

Il nuovo sistema ha naturalmente segnato, e non poteva essere altrimenti, una serie di mutamenti sostanziali. Il maggiore dei quali è proprio quello relativo alla decisione di non varare una stablecoin algoritmica. Una mossa saggia, dopo quanto accaduto alla precedente. La nuova blockchain Terra è quindi accompagnata esclusivamente dal token LUNA, la cui offerta complessiva è limitata a un miliardo di esemplari.

Il 70% della total supply è stata riservata ai detentori di Terra Classic, come è stata ribattezzata la blockchain originale. Per farlo si è appunto proceduto con un airdrop in cui ad ognuno dei detentori di LUNC (il nuovo nome del token di Terra Classic) è stato riservato un quantitativo di valore corrispondente a quello detenuto prima del crollo.

Il primissimo blocco “Phoenix-1”

Il primo blocco della nuova catena ha visto la luce alle ore 8:00 italiane del 28 maggio. Da quel momento chi era in possesso di LUNC ha potuto rivendicare il proprio quantitativo di LUNA, tramite il browser Terra Station.

Dopo la rinascita, naturalmente, hanno iniziato a dipanarsi i passi della strategia decisa da Terraform Labs per cercare di rimediare, per quanto possibile, a quanto accaduto. In particolare, la road map iniziale è incentrata sulla distribuzione dei nuovi token e sull’inclusione di LUNA nelle contrattazioni degli exchange più importanti.

Proprio la parte relativa agli scambi centralizzati può essere considerata fondamentale in questa fase. Se la nuova blockchain Terra riuscisse a guadagnare la fiducia degli stessi ciò potrebbe essere accolto come una sorta di endorsement, fornendo le basi per una vera rinascita del progetto. In caso contrario, la fine si avvicinerebbe a grandi passi.

La campagna “Air-drop”

Il piano approntato da Do Kwon prevede, come abbiamo ricordato, la distribuzione del 70% dell’offerta complessiva ai vecchi possessori di LUNC tramite airdrop. Una mossa del tutto logica, proprio in conseguenza del fatto che il nuovo progetto è formalmente una prosecuzione di quello originario.

In questa prima fase soltanto il 30% del quantitativo previsto di token sarà immediatamente disponibile. Il resto, infatti, è invece destinato alla messa in sicurezza della rete da parte dei validatori, i quali devono assolvere tale funzione per almeno un biennio.

Per quanto riguarda invece il restante 30%, a controllarlo sarà la governance della blockchain Terra, che lo utilizzerà con il preciso intento di andare a finanziare le attività di sviluppo. A questo riguardo occorre ricordare che molte delle dapp (applicazioni decentralizzate) della catena originale si sono già impegnate a migrare nella nuova. Un segnale di fiducia il quale, però, rischia di cadere nel vuoto.

La nuova versione della crypto Luna

La nuova versione di LUNA crypto non è stata accolta bene dai mercati. Basta in effetti dare uno sguardo al grafico che la riguarda per notare la continua caduta del suo prezzo dopo l’esordio del 28 maggio. Occorre però anche sottolineare come tale andamento fosse del tutto prevedibile, considerato il clamore che ha accompagnato il crollo di Terra.

Resta naturalmente da capire se il piano approntato da Do Kwon e Terraform Labs sia in grado di dissolvere lo scetticismo che lo ha accolto. Tra i problemi maggiori da affrontare per la nuova blockchain Terra c’è proprio quello collegato al suo fondatore.

Su Do Kwon, infatti, continuano ad aleggiare i sospetti di molti degli investitori rimasti scottati dalla vicenda. Ove non riuscisse a dissolvere le accuse di frode, proprio la sua permanenza alla testa del nuovo progetto potrebbe zavorrarlo definitivamente.

Da questo punto di vista stanno proprio in queste ore emergendo nuove notizie le quali potrebbero affondare definitivamente, almeno in termini di credibilità, la nuova blockchain Terra. In particolare, Do Kwon sarebbe accusato di aver intascato ben 2,7 miliardi di dollari utilizzando Degenbox per drenare risorse dal sistema.

Anche queste accuse dovranno ora essere esaminate nel dettaglio dalla Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti. L’autorità di controllo dei mercati finanziari statunitensi ha infatti dato vita ad una indagine tesa a capire se sia siano verificate violazioni delle norme federali. Naturalmente saranno necessari mesi per trarne le conclusioni.

Intanto, però, di LUNA crypto si parla molto, anche se non sempre in positivo. Discussioni le quali, all’atto pratico, permettono alla blockchain Terra 2.0 di restare all’attenzione generale. Una vera e propria campagna pubblicitaria a costo zero la quale potrebbe rivelarsi molto preziosa in vista del futuro.

Gli exchange che supportano Terra 2.0

Naturalmente, nella vicenda della nuova blockchain Terra e di LUNA, il nuovo token, un ruolo di fondamentale importanza sarà rivestito proprio dagli exchange. Il motivo è facilmente intuibile: l’inclusione di un progetto nelle loro contrattazioni suona alla stregua di una legittimazione agli occhi degli investitori. Come dimostra l’apprezzamento dei token che fa seguito ad ogni listing di rilievo.

Nel caso di LUNA crypto la risposta delle piattaforme di scambio all’esordio è stata subito positiva, a partire da Binance, Huobi, KuCoin, Bitrue, FTX, Bitfinex, GateIO, ByBit. Mentre in Italia è stata Young Platform a rispondere alla chiamata alle armi del nuovo progetto, con il supporto all’airdrop iniziale.

Anche HitBTC ha deciso di appoggiare il nuovo progetto, mentre un altro operatore di rilievo del settore, Crypto.com, ha optato inizialmente per una posizione attendista, per poi aggiungersi alla lista. Si è però tirato fuori, almeno per ora, Coinbase, che è del resto già alle prese con notevoli problemi interni.

La speranza di tutti, naturalmente, è che la nuova blockchain Terra sia in grado di ripartire al meglio, nonostante le accuse e i malumori che continuano a serpeggiare tra gli investitori. La sua vicenda, comunque, è stata salutare, facendo capire che prima di investire i propri soldi in criptovaluta occorre valutare bene la situazione. Una norma di buon senso purtroppo non sempre seguita dai trader.

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Dario Marchetti

Dario Marchetti

Blockchain Expert & Crypto-Specialist. Laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, scrivo per RomaFinanza su argomenti di crypto-economy, blockchain, NFT, materie prime.

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