Ponte sullo stretto: tutte le novità (Legge di Bilancio 2023)

Un vecchio fantasma torna ad aleggiare sulla politica italiana, ovvero il Ponte sullo Stretto. Il progetto teso a collegare il tratto di mare tra Reggio Calabria e Messina è una sorta di fiume carsico, pronto ad inabissarsi nel sottosuolo per anni, per poi rispuntare in superficie promettendo di tramutarsi in oro.

In particolare il Ponte sullo Stretto è un progetto sponsorizzato dal centrodestra, sin dal 1994. Proprio in quell’ anno Silvio Berlusconi decise di “scendere in campo” e fare il suo ingresso in politica cavalcando il tema. Per vari motivi, è però rimasto sulla carta, salvo essere regolarmente rispolverato dopo ogni vittoria elettorale. Come è accaduto anche in questa occasione, dopo le elezioni di settembre culminate nella formazione del governo Meloni.

Il Ponte sullo Stretto nella Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio appena approvata dal Parlamento non ha mancato di riesumare il progetto. Al di là delle possibili interpretazioni è quindi il caso di andare a vedere cosa è stato inserito al proposito in quella che una volta si chiamava Finanziaria.

Gli articoli che riguardano il Ponte sullo Stretto sono quelli dal 487 al 493. Il primo, in particolare, indica nel progetto di collegamento tra Sicilia e continente un’opera prioritaria, con cui rilanciare economicamente il Paese e completare la rete infrastrutturale primaria. L’articolo 491, a sua volta, riporta in vita la società Stretto di Messina, messa precedentemente in liquidazione, con il commissario liquidatore trasformato in straordinario.

La stessa società entro 90 giorni dovrà poi rinunciare integralmente “…alle azioni, alle domande e ai giudizi nei confronti delle amministrazioni pubbliche”. In suo soccorso arriveranno poi Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e ANAS. Le due società, infatti, potranno sottoscrivere aumenti di capitale o strumenti per il rafforzamento patrimoniale sino ad un massimo di 50 milioni di euro.

Il Ponte sullo Stretto nella storia

In effetti, non molti lo sanno, ma già gli antichi Romani pensarono ad un collegamento tra Sicilia e terraferma. Secondo il geografo greco Strabone, vissuto dal 63 a.C. al 23 d.C., e Plinio il Vecchio, nato nel 23 d.C. e morto nel 79 durante l’eruzione del Vesuvio, portarono addirittura a termine l’impresa, costruendo un ponte di legno galleggiante formato da un numero enorme di botti, a due a due, e altre tavole. Grazie ad esso fu possibile condurre a Roma gli elefanti catturati nel corso della prima guerra punica a danno di Asdrubale, il condottiero dei Cartaginesi.

Occorre però sottolineare che Strabone e Plinio il Vecchio vissero tra i due e i tre secoli dopo i fatti narrati. Di conseguenza non si ha alcun riscontro certo sulle loro affermazioni. Ciò non toglie che il Ponte sullo Stretto è una sorta di sogno ricorrente, come dimostra il suo ritorno in auge nel corso del Medioevo, quando fu Carlo Magno a cavalcarlo. Salvo tirarsi indietro di fronte ai tanti problemi posti dall’opera.

Se nello stesso lasso di tempo Roberto il Guiscardo, il condottiero dei normanni, decise di desistere per la mancanza di tecnologia adeguata, in epoca più moderna furono i Borbone ad accarezzare l’idea, per poi desistere a causa dei costi giudicati esorbitanti rispetto ai vantaggi garantiti dall’operazione. Stessa sensazione avuta dal neonato Regno d’Italia nel 1866, quando il Conte Stefano Jacini, incaricò Alfredo Cottrau, tecnico di fama internazionale e funzionario responsabile delle Ferrovie Italiane, di studiare un progetto

Proprio Cottrau fu il primo a decretare l’enorme difficoltà della realizzazione del ponte con dati tecnici. In particolare, a rendere tutto molto complicato sarebbe la grande profondità del tratto di mare in questione e le forti correnti che lo attraversano. Per bypassare queste strozzature, secondo lui, sarebbe necessario impiegare risorse “colossali”.

Dal ponte sommerso alla soluzione aerea

Nel 1870, arrivò sulla scena anche la soluzione del ponte sommerso, suggerita da Carlo Navone. Secondo lui, infatti, in linea teorica sarebbe possibile realizzare un tunnel alla profondità di circa 30 metri sotto il fondo del mare al fine di collegare Sicilia e Calabria. Una parte del tunnel dovrebbe essere dedicata al transito di veicoli e la rimanente a quello dei treni. L’anello mancante in questo caso, ancora una volta, era quello delle tecnologie necessarie.

Un secolo più tardi si sarebbe infine affermata l’ipotesi che vorrebbe il Ponte sullo Stretto realizzato mediante una struttura esclusivamente aerea. Rimane ora da capire se la realizzazione dell’opera resterà ancora una volta un semplice slogan politico o sarà al contrario avviata. Il problema sembra essere non solo di natura pratica, ma anche politica, con i vari schieramenti pronti a duellare di fronte all’opinione pubblica. Tanto da spingere a pensare che il progetto è destinato a restare sulla carta.

I benefici collegati al Ponte sullo Stretto

Naturalmente il Ponte sullo Stretto ha diviso nel corso del tempo gli italiani. Se esistono dei vantaggi collegati alla sua realizzazione, non bisogna sottovalutare alcuni motivi che sembrano sconsigliarne la realizzazione.

Tra i benefici che potrebbe arrecare la sua realizzazione il più evidente è quello rappresentato dalla compressione dei tempi necessari all’attraversamento del tratto di mare in questione. Si calcola infatti che dal minimo di 45 minuti oggi in vigore si potrebbe arrivare a circa 20.

Un secondo evidente vantaggio è quello rappresentato dalla crescita che ne sortirebbe a livello occupazionale. Resta da capire quanti sarebbero i posti effettivi, al di là delle tirate propagandistiche, ma è indubbio che una ricaduta in tal senso ci sarebbe.

Il Ponte sullo Stretto rappresenterebbe poi il completamento del corridoio Berlino-Palermo. Dalla fine dell’isolamento della Sicilia ne trarrebbero vantaggio in particolare il commercio e il turismo. Senza contare il ridimensionamento dei prezzi sempre elevati dei collegamenti aerei.

I contro

I contrari al progetto sono dal loro canto pronti a concentrare il tiro sugli effetti devastanti che il Ponte sullo Stretto avrebbe dal punto di vista paesaggistico. Occorre infatti considerare che il manufatto sarà lungo 3,5 chilometri e largo 70 metri, con due torri di sostegno alte circa 400 metri e visibili da grande distanza.

Occorre poi tenere presenti i costi, stimati intorno ai 10 miliardi di euro. Una cifra esorbitante, che però si tramuterebbe praticamente in PIL, dando lavoro a molte persone che al momento non lo hanno. In effetti troppo spesso si parla di costi come se i soldi in questione venissero gettati in un pozzo, quando in effetti non è così.

Un pericolo reale è invece quello rappresentato dalle infiltrazioni mafiose. Il rischio è che ad esse si accompagnino come al solito forniture di materiali scadenti e pericoli per la sicurezza collettiva. Sarebbe quindi necessario un salto di qualità nella vigilanza, cosa in cui notoriamente le istituzioni tricolori non forniscono prove esaltanti.

Infine un contro dettato dal semplice buon senso. Gli stessi risultati che si prevede possano essere realizzati per quanto riguarda il risparmio di tempo, sarebbero realizzabili con la sistemazione della rete interna siciliana, a costi molto minori. Un’eccezione di buon senso che però sembra destinata come al solito a cedere terreno di fronte alla propaganda spicciola, dell’una e dell’altra parte.

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Dario Marchetti

Dario Marchetti

Blockchain Expert & Crypto-Specialist. Laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, scrivo per RomaFinanza su argomenti di crypto-economy, blockchain, NFT, materie prime.

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