Privacy coin: potrebbero essere messe fuorilegge?

Le privacy coin sin dal loro esordio sono oggetto di grande discussione. Il motivo è del resto intuibile: sono criptovalute che si propongono come scopo di impedire che possano essere individuati gli estremi della transazione. In tal modo possono rivelarsi un ottimo strumento al fine di sottrarre risorse al fisco o mascherare capitali di illecita provenienza.

Il fatto di favorire la maggiore riservatezza possibile, sino all’anonimato assoluto, però, rende le privacy coin un vero e proprio bersaglio. In particolare degli strali di politici e forze dell’ordine, per ovvi motivi. Andiamo quindi a vedere più da vicino questo particolare ambito, per capire cosa potrebbe accadere nell’immediato futuro.

Privacy coin: come funzionano

Le privacy coin funzionano in pratica come le altre criptovalute: si tratta cioè di denaro virtuale che si avvale di una blockchain per la conservazione dei dati necessari alle transazioni. Sono invece i dati in questione ad essere oggetto di un trattamento particolare. I protocolli su cui si fondano, infatti, provvedono ad occultare i dati relativi ai portafogli elettronici che vedono il passaggio del denaro virtuale.

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Le privacy coin più note, sono in particolare Monero, Dash e Zcash. Ce ne sono anche altre molto considerate dagli esperti, ad esempio Secret, Oasis Network e Verge. Il token che ormai da tempo monopolizza però l’attenzione generale è proprio Monero. Non a caso XMR viene sottoposto alle attenzioni periodiche delle autorità preposte ad evitare l’utilizzo criminale del denaro. In particolare è il Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) statunitense a cercare di ostacolarlo. Vediamo perché.

Il caso Monero

Le privacy coin sono molto utilizzate nel cosiddetto Dark Web, ovvero la parte oscura di Internet dedicata ai traffici illegali. Contrariamente a quanto si è sostenuto a lungo, però, anche sul Dark Web lo strumento più utilizzato nelle transazioni è il Bitcoin.

All’icona di Satoshi Nakamoto, però, con il passare degli anni si è affiancato Monero. La sua crescita di popolarità tra i cyber-criminali è testimoniata da uno studio di Chainalysis, secondo il quale soltanto nel 2021 il suo utilizzo in questo ambito sarebbe aumentato nell’ordine del 67%. Con questo ritmo di crescita non è lontano il giorno in cui soppianterà BTC.

Proprio questa crescita di influenza ha spinto l’Internal Revenue Service degli Stati Uniti ad offrire una taglia pari a 625mila dollari a chi riesce a romperne la riservatezza. Taglia che è stata riscossa da Integra FEC, azienda che si è presentata alla gara insieme alla stessa Chainalysis. La sua soluzione si è rivelata più performante rispetto a quella delle altre 22 aziende partecipanti. Segno evidente che il supposto anonimato che caratterizzerebbe le privacy coin non esiste nella realtà.

Le privacy coin potrebbero essere messe fuorilegge?

La discussione sulle privacy coin tende spesso a deragliare. I detrattori di questi coin non hanno remore ad auspicarne la messa al bando, i sostenitori non sembrano badare in alcun modo ai pericoli dell’anonimato.

Al tempo stesso, questa discussione si nutre di vere e proprie leggende. Come dimostra la vicenda della taglia su Monero i metodi per impedirne l’anonimato esistono, a patto di studiare bene il sistema su cui si fondano.

Anche il Bitcoin all’inizio fu accusato di essere uno strumento per l’economia criminale. Secondo alcuni esponenti del mondo finanziario, a partire da Davide Serra, BTC non sarebbe stato altro che una lavanderia di soldi sporchi. Un’accusa abbastanza improvvida e alla quale si incaricò al tempo di rispondere la fondazione che porta avanti il suo sviluppo, affermando che proprio la blockchain, rendendo immodificabili i dati immessi al suo interno, garantisce il massimo di trasparenza.

Allo stesso modo, si può dire per le privacy coin che l’immissione dei dati all’interno della blockchain cristallizza la situazione. Nessuno può essere sicuro che con il passare del tempo non siano trovate tecniche informatiche in grado di violare quelli che oggi appaiono come segreti. Proprio alla luce di questa constatazione sembra del tutto inutile procedere alla messa fuorilegge delle privacy coin, che del resto, ove trattate in un exchange devono sottostare alle stesse regole delle altre per quanto riguarda politiche KYC (Know Your Customer) e AML (Anti Money Laudering).

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Dario Marchetti

Dario Marchetti

Blockchain Expert & Crypto-Specialist. Laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, scrivo per RomaFinanza su argomenti di crypto-economy, blockchain, NFT, materie prime.

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