Reddito di Solidarietà da 650 euro: addio RDC, cosa accadrà?

Il nuovo Reddito di Solidarietà, in sostituzione al Reddito di Cittadinanza, è una nuova misura di sostegno ai redditi minimi che potrebbe diventare realtà già con la prossima Legge di Bilancio, e quindi dal 1° gennaio 2023.

In data 23 ottobre 2022, la nuova Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha prestato giuramento in seguito all’assegnazione del mandato da parte di Mattarella.

Ad oggi è ufficiale, abbiamo un nuovo Governo con a capo la leader di Fratelli d’Italia, che da sempre si è detta fermamente convinta del fatto che il Reddito di Cittadinanza fosse una misura da eliminare e riscrivere integralmente.

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Vediamo dunque quale sarà il destino del RDC e in cosa consiste il nuovo Reddito di Solidarietà.

Reddito di Solidarietà: il nuovo sussidio che abolisce il RDC

Il Reddito di Solidarietà è un incentivo ideato dalla Meloni ancora prima che le elezioni del 25 settembre decretassero la vittoria di FdI. Si tratta appunto di un progetto già ben definito, proposto dal partito quando si trovava ancora all’opposizione, che è finalizzato ad abolire per sempre il Reddito di Cittadinanza.

Con l’insediamento del nuovo esecutivo, c’è un’alta probabilità che la nuova Presidente decida di cambiare le cose già con la Legge di Bilancio 2023, o forse anche prima. Difatti, c’è anche chi sostiene che saranno introdotte sostanziali modifiche già in sede di conversione del Decreto Aiuti TER, con l’integrazione di un maxi-emendamento che potrebbe apportare diverse novità.

A prescindere dalle tempistiche, che in ogni caso dovrebbero essere comunque abbastanza contenute, quello che sappiamo oggi è che il Reddito di Cittadinanza è destinato a scomparire presto. Secondo alcune indiscrezioni, è molto probabile che i fondi che erano stati previsti da qui al 2029 per il RDC, saranno invece destinati proprio al nuovo Reddito di Solidarietà.

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Chi sono i beneficiari? Quali sono i requisiti?

Il Reddito di Solidarietà 2023 è, come il RDC, una misura dedicata al sostegno economico dei cittadini con ISEE più basso che, però, presenta molte più restrizioni rispetto al Reddito che conosciamo.

Nello specifico, ci sono 3 categorie che dovrebbero avere la precedenza nella percezione del nuovo sostegno al reddito. Si tratta dei nuclei familiari con:

  • Almeno un componente di età superiore ai 60 anni;
  • Almeno un componente affetto da disabilità;
  • Figli minori a carico.

Per poter beneficiare del nuovo RDS tuttavia, sarà necessario che questi nuclei beneficiari abbiano un reddito non superiore ai 15.000 euro.

In quanto all’importo che ogni famiglia potrà ricevere, si parla di un assegno minimo pari a 400 euro. Questo potrà essere integrato di un’ulteriore aggiunta fino a 250 euro per ogni over 60, figlio minore o membro disabile presente in famiglia.

Ciò dovrebbe significare che i nuclei familiari con ISEE fino a 15.000 euro che contino, ad esempio, due figli minori a carico, potranno ottenere l’importo minimo di 400 euro con l’aggiunta di ben 500 euro (250 per figlio), per un sostegno totale pari a 900 euro.

L’importo potrebbe poi chiaramente aumentare se in famiglia dovesse esserci un numero ancora maggiore di minori a carico. E lo stesso calcolo dovrebbe essere applicato anche ai disabili e agli over 60, con 250 euro in più per ogni membro in famiglia che presenta tali caratteristiche.

Esistono ulteriori criteri previsti dal nuovo sussidio ideato da FdI. Questi potrebbero essere estesi oppure ridotti quando il Reddito di Solidarietà effettivamente sarà proposto all’interno di un decreto.

Attualmente gli ulteriori requisiti che le famiglie beneficiarie dovranno soddisfare sono i seguenti:

  • Essere residenti in Italia da almeno 10 anni;
  • Non essere titolari di alcun altro reddito familiare;
  • Possedere un solo immobile (non di lusso), in tutto il territorio italiano;
  • Possedere un patrimonio mobiliare non superiore a 10.000 euro.

In base a quanto si apprende, il beneficio potrebbe essere concesso per un tempo massimo di 12 mesi.

Reddito di Solidarietà: dall’UE le prime raccomandazioni

L’obiettivo è quello di garantire sostegno alle fasce più povere, precludendo di fatto la possibilità di prendere il Reddito per quelle famiglie composte da cittadini che potenzialmente potrebbero ancora lavorare e produrre reddito autonomamente.

Ciò in quanto, come dichiarato dalla Meloni:

Uno Stato giusto fa assistenzialismo verso chi non può lavorare”.

Dalla Commissione Europea intanto arrivano i primi avvertimenti, sia per l’Italia che per tutti gli altri Stati membri, e riguardano proprio i sussidi ideati per garantire una vita dignitosa ai redditi minimi.

Quello che chiede Bruxelles è che tutti i Membri utilizzino al meglio lo strumento del reddito minimo per contrastare la povertà e l’esclusione sociale.

In base alle ultime statistiche, le persone a rischio di povertà sono notevolmente aumentate in tutta Europa e le misure ideate per i redditi minimi non sembrano funzionare come dovrebbero.

Ad oggi, la Commissione ha dichiarato che tra tutti i cittadini europei che avrebbero diritto ad avere sussidi per redditi minimi, una grossa fetta stimata tra il 30% e il 50%, in realtà non lo percepisce.

Dalla stessa analisi è emerso tra l’altro che almeno il 20% dei disoccupati si trovi oggi a rischio povertà, quando queste tipologie di sussidio sarebbero nate invece per agevolare la ricerca del lavoro e garantire uno stato di dignità a chi non riesce a trovarlo.

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Contrasto alla povertà: da destinare il 25% dei fondi europei

Insomma, che sia Reddito di Solidarietà oppure di Cittadinanza, poco importa. La Commissione UE intima comunque gli Stati membri a mantenere validi e rendere più efficienti i sussidi per i redditi minimi, raccomandando tra l’altro di utilizzare almeno il 25% dei fondi europei per il contrasto dell’esclusione sociale.

Il Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione, Nicolas Schmit, ha dichiarato:

Oggi più di una persona su cinque nell’Ue è a rischio di povertà ed esclusione sociale. In un contesto di elevati costi della vita e di incertezza, dobbiamo garantire che le nostre reti di sicurezza siano all’altezza. […] Se si abolisse di punto in bianco il reddito di cittadinanza facendo sì che quelli che non hanno accesso al lavoro si trovino in una situazione di privazione assoluta e povertà, nella speranza che queste persone si precipitino sul primo lavoro che trovano, credo non funzionerebbe. Quello che è importante è che il reddito minimo sia legato fortemente alle politiche di accompagnamento e di inclusione nel mercato del lavoro“.

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